Lezioni di Storia – I giorni di Roma

Dalla fondazione all’incendio di Nerone, dall’incoronazione di Carlo Magno al rogo di Giordano Bruno, dalla breccia di Porta Pia alle Fosse Ardeatine: Roma è stata il palcoscenico di grandi vicende che hanno cambiato il corso della storia. All’Auditorium 9 grandi storici hanno raccontato 9 giornate cruciali per l’Italia e per il mondo. Da ottobre a marzo ogni due settimane, la domenica mattina, nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, alle ore 11, Andrea Carandini, Luciano Canfora, Andrea Giardina, Alessandro Barbero, Antonio Pinelli, Anna Foa, Vittorio Vidotto, Emilio Gentile, Alessandro Portelli hanno aperto al pubblico una finestra su un’epoca, i suoi personaggi e le sue trasformazioni.

Le Lezioni di Storia si sono tenute presso l’Auditorium Parco della Musica, viale Pietro de Coubertin, Roma – Sala Sinopoli, alle ore 11.00 e sono state introdotte da Paolo di Paolo.

18 marzo 2007
Alessandro Portelli
24 marzo 1944: Le Fosse Ardeatine

24 marzo 1944: alle sette della sera la strage è finita. Non rimane che far saltare in aria la cava e murarne l’ingresso per coprire la terribile verità dei giustiziati. Circa 75 sono ebrei detenuti in base all’ordine generale di rastrellamento e in attesa di essere avviati a un campo di concentramento, molti sono prigionieri politici presi dalle celle di Regina Coeli, altri da via Tasso, altri ancora rastrellati per strada e numerosi sono detenuti per reati comuni, oltre a due ragazzi di 15 anni. «Per la dimensione della strage, le Fosse Ardeatine restano una ferita aperta nella memoria e nei sentimenti della città. Basta guardarsi intorno, grattare la superficie della memoria, e i racconti che ne sgorgano. Roma ne è piena. Furono trucidate trecentotrentacinque persone, che vogliono dire ormai tre generazioni di altrettante famiglie, parenti stretti, parenti lontani; per ognuno, vogliono dire amici, compagni di lavoro, di partito, di sindacato, di scuola, di chiesa, e vicini di casa, di quartiere: il racconto delle Fosse Ardeatine è un seguito di anelli concentrici che si espandono fino a pervadere lo spazio della città. Certo non è né l’unica né la peggiore delle stragi naziste. È, però, l’unica strage “metropolitana” avvenuta in Europa. E non solo perché è l’unica perpetrata entro uno spazio urbano, ma anche perché è l’unica che nell’eterogeneità delle vittime riassuma tutta la complessa stratificazione di una grande città.»

Alessandro Portelli è professore di Lingue e letterature angloamericane all’Università di Roma La Sapienza. La sua ricerca ha riguardato soprattutto i territori di confine, gli incontri, le contaminazioni, le differenze: il rapporto fra letteratura, culture popolari, culture di massa; scrittura, oralità e musica; culture ‘egemoni’ e culture ‘di minoranza’.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/9.htm

Nota mia personale:

aggiungo di seguito due link dal blog del professor Portelli:

  • un link a un intervento del 27 marzo 2009, relativo a un suo articolo pubblicato su Il manifesto del 25 marzo 2009, in cui viene esaminato lo stato e il degrado attuale della memoria storica.
  • un link al testo di una lettera del professor Portelli, diretta al Corriere della Sera, scritta nel febbraio 2007 per fare chiarezza, da storico, sui luoghi comuni ed errori sulla vicenda delle Fosse Ardeatine.

e un link al materiale iconografico, dal sito de La Repubblica, pubblicato in occasione del 65mo anniversario dell’eccidio, compiuto il 24 marzo del 1944.

4 marzo 2007
Emilio Gentile
9 maggio 1936: L’Impero torna a Roma

9 maggio 1936: alle 22.30 il duce annuncia dal balcone di Palazzo Venezia ‘la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma’. È l’apice del successo di Mussolini: finalmente può vantare il suo Impero, che «porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano». Sono passati pochi mesi dall’inizio della campagna d’Etiopia, quando il duce ha fatto il suo ingresso nelle competizioni coloniali, dettato da motivi di prestigio ‘nazionale’ e di consenso interno. Scarsi combattimenti sanciscono la superiorità militare italiana: il 6 maggio 1936 le forze armate guidate da Badoglio entrano in Addis Abeba e tre giorni dopo Mussolini tuona alle folle il suo proclama. È il preludio al razzismo e all’antisemitismo di Stato, l’apogeo del fascismo, il massimo del consenso degli italiani al regime, il culmine mitico e rituale della sacralizzazione della politica nella fusione mistica del duce con la massa. Ma anche il vertice della sua parabola, dopo quattordici anni di ascesa consapevole e decisa. Da lì inizia la corsa sulla scia della Germania nazista verso la guerra e la catastrofe.

Emilio Gentile è professore di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il Premio Hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. È uno dei maggiori esperti di storia del fascismo e i suoi libri sono stati tradotti nelle principali lingue del mondo.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/8.htm

18 febbraio 2007
Vittorio Vidotto
20 settembre 1870: La breccia di Porta Pia

20 settembre 1870: poco dopo le dieci del mattino, i cannoni dell’artiglieria italiana cessano di tuonare contro le mura di Roma e i bersaglieri del nuovo Regno d’Italia si lanciano all’assalto di Porta Pia, contrastati ancora dal fuoco di fucileria degli ultimi difensori del papa. Da giorni, 60.000 soldati del generale Cadorna sono schierati lungo le vie Salaria, Appia, Aurelia e Tiburtina e stanno convergendo sulla città. Nell’azione cadono pochi uomini, dall’una e dall’altra parte. Pio IX ha infatti ordinato una resistenza solo simbolica e ha già preparato la bandiera bianca. La presa della città è dunque quasi solo un atto formale e poco tempo dopo la breccia, un plebiscito sanziona a schiacciante maggioranza l’annessione di Roma e del Lazio al Regno d’Italia. Un episodio di guerra in fondo modesto segna un mutamento epocale. Cade lo Stato pontificio, finisce dopo oltre un millennio il potere temporale dei papi e si compie l’unità del Paese.
La data del 20 settembre conosce alterne fortune e divide le coscienze, continuando nel tempo ad accendere lo scontro ideologico fra clericalismo e anticlericalismo. Festa nazionale nel 1895, viene cancellata definitivamente nel 1929 con la firma dei Patti Lateranensi. Da quel giorno, da quel momento, al di là delle ricorrenze e del loro valore simbolico, nasce una nuova consapevolezza: la laicità dello Stato e la missione interamente religiosa della Chiesa.

Vittorio Vidotto è professore di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato numerosi studi sulla contemporaneità dedicati alla storia d’Italia e a quella di Roma.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/7.htm

4 febbraio 2007
Anna Foa
17 febbraio 1600: Il rogo di Giordano Bruno

17 febbraio 1600: il filosofo Giordano Bruno, condannato per eresia dall’Inquisizione romana, brucia, spogliato nudo, legato a un palo e imbavagliato, in Piazza Campo de’ Fiori. Ad ardere sul rogo non è un cristiano qualunque, come Roma non è solo la capitale dello Stato della Chiesa ma anche il centro della cristianità. Bruno è un personaggio cosmopolita, amico di principi e ambasciatori, una figura europea di grande fama e livello intellettuale, noto ovunque. Glielo riconoscono, a Roma, i suoi giudici, che fanno di tutto per convincerlo ad abiurare, perfino il cardinal Bellarmino, a capo del Santo Uffizio, il grande persecutore di Galileo Galilei. Sarebbe bastato un atto di sottomisione e avrebbe avuto salva la vita. Invece su di lui e sulla sua teoria ereticale cade il silenzio. I libri bruciati dall’Inquisizione, il suo pensiero dimenticato, avvolto nell’oblio per molto tempo. Fino a tempi recenti, per la Chiesa Giordano Bruno è un eretico e questo giustifica il suo rogo. Un rogo che, in una piazza romana, ha illuminato l’alba di un secolo, a simboleggiare il trionfo della repressione e dell’intolleranza in un’Europa dilaniata dagli odi e dalle guerre religiose.

Anna Foa è professore di Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia della mentalità e ha pubblicato studi monografici sul rapporto tra eresia, ateismo e magia, e sulle vicende europee del popolo ebraico.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/6.htm

14 gennaio 2007
Antonio Pinelli
6 maggio 1527: Il Sacco di Roma

«Il 6 maggio abbiamo preso d’assalto Roma, ucciso seimila persone, saccheggiato le case, preso quello che abbiamo trovato nelle chiese e alla fine incendiato buona parte della città». Così un lanzichenecco descrive il saccheggio che le truppe imperiali infliggono a Roma. Le truppe a difesa della città sono deboli, le mura e l’artiglieria non bastano a fermare gli assedianti. Clemente VII riesce a riparare a Castel Sant’Angelo solo grazie al sacrificio dell’intera Guardia svizzera. Da lì assiste per circa otto lunghissimi mesi a uno spettacolo inaudito: Roma messa a ferro e fuoco come Troia, Gerusalemme, Cartagine. Un’orda di soldati affamati, senza paga e incontrollati assaltano le case, i palazzi, le chiese di una città intera e Campo de’ Fiori è trasformato in un mercato a cielo aperto per le opere rubate nei palazzi della nobiltà romana.
Quella data secondo alcuni storici segna la fine della stagione più intensa del Rinascimento italiano, la diaspora degli artisti che avevano fatto di Roma un esempio di splendore. Quello che rimane è un senso di sgomento, di paura, quasi il segno tangibile di una punizione apocalittica.

Antonio Pinelli è professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Pisa. Noto al grande pubblico per i suoi articoli sulla pagina culturale di “Repubblica”, è autore di numerosi saggi che analizzano il rapporto tra arte e politica, arte e società, arte e cultura nel Rinascimento, nel Settecento e nell’Ottocento.
http://www.laterza.it/lezionidistoria1/5.htm

10 dicembre 2006
Alessandro Barbero
25 dicembre dell’800: L’incoronazione di Carlo Magno

È la mattina di Natale dell’anno 800: Carlo Magno avanza in San Pietro e china la testa davanti al pontefice Leone III per ricevere dalle sue mani la corona imperiale. È un evento senza precedenti: è l’atto di nascita di uno spazio geopolitico occidentale che al di là delle vicissitudini della corona imperiale continua ancora oggi a costituire l’orizzonte predominante della storia europea.
L’incoronazione di Carlo Magno non ha lo scopo di risuscitare l’impero romano, ma celebra sotto un nome antico un potere nuovo, il cui ambito d’azione è un’Europa completamente ridisegnata rispetto a quella dei Romani. Il nuovo sovrano regna su un impero che ha perduto il Mediterraneo e in compenso si è aperto verso il Nord; un impero che si estende da Barcellona a Budapest, da Amburgo a Benevento, un impero continentale e atlantico che assomiglia all’Occidente moderno assai più che all’impero dei Cesari. Non solo. Quel giorno dell’anno 800 è una data memorabile nella storia di Roma. La scelta di Leone III di chiamare Carlo Magno e di unire per sempre la Chiesa romana al nuovo impero occidentale sancisce definitivamente la vocazione europea della metropoli: le sorti della Città Eterna sono ormai legate a quelle dell’Occidente.

Alessandro Barbero è professore di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale. Studioso di prestigio, autore di opere specialistiche e manualistiche, coltiva una predilezione per la storia militare. Con il primo dei suoi romanzi di successo ha vinto nel 1996 il Premio Strega.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/4.htm

26 novembre 2006
Andrea Giardina
18 luglio dell’anno 64 d.C.: L’incendio di Nerone

La notte del 18 luglio dell’anno 64 d.C. un incendio comincia divampare nella parte del Circo Massimo più prossima al Palatino e all’Esquilino. Alimentate dal vento e dall’olio dei magazzini, le fiamme divorano le «regioni» in cui Augusto aveva diviso la città. Di quattordici ne restano intatte soltanto quattro. È una delle più grandi catastrofi nella storia della città di Roma, con migliaia di vittime e cumuli di rovine.
Nessuno poteva dire con certezza di chi fosse la colpa di quel disastro ma i traumi collettivi hanno comunque bisogno di cause certe e di colpevoli da punire. La caccia all’incendiario comincia immediatamente e il primo dei sospettati è Nerone, l’imperatore. Quello che segue è fin troppo noto: atterrito dall’accusa, Nerone riversa la colpa sui cristiani e li condanna a una morte atroce.
Il caso, il fuoco, l’imperatore, la musica, il popolo, i martiri: cosa è veramente accaduto quella notte di luglio e nei giorni seguenti, quando Roma e tutti i protagonisti di quella tragedia entrano velocemente in scena, proiettando il loro straordinario intreccio nella memoria dell’Occidente?

Andrea Giardina è professore di Storia romana all’Università di Roma La Sapienza e Presidente dell’Istituto italiano per la storia antica. Autore di studi specialistici, di opere monografiche e coautore di un fortunato manuale per le scuole superiori, ha pubblicato volumi di successo dedicati a Roma antica e al suo mito.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/3.htm

12 novembre 2006
Luciano Canfora
19 agosto dell’anno 43 a.C.: La prima «marcia su Roma
»

Puntare sulla capitale scortato da un esercito vincitore ma rimasto improvvisamente senza capi; farsi attribuire, a diciannove anni, la massima magistratura imponendo come collega un parente che avrebbe fatto uccidere poche settimane dopo; atterrire, armi in pugno, il Senato e imporgli di avallare una procedura così sfacciatamente eversiva; avviare le più feroci proscrizioni che la Repubblica avesse mai visto, creando una inedita magistratura straordinaria – il «triumvirato».
Questa la «marcia su Roma» di Gaio Giulio Cesare Ottaviano, avvenuta il 19 agosto dell’anno 43 a.C.
Mai la Repubblica ha visto alcunché di simile, neanche con Silla. Eppure, proprio questo grande «criminale», autore di un riuscitissimo colpo di Stato, passa il resto della sua carriera, fondata tutta su quella marcia e sul vantaggio incolmabile che essa gli aveva dato, a costruire con successo la propria immagine di restauratore della legalità e garante della pace.

Luciano Canfora è professore di Filologia classica all’Università di Bari. Intellettuale molto noto in Italia e all’estero, fa parte dei comitati scientifici e direttivi di importanti fondazioni e prestigiose riviste scientifiche internazionali. Firma articoli per il “Corriere della Sera”.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/2.htm

29 ottobre 2006
Andrea Carandini
21 aprile dell’anno 753 a.C.: La fondazione della città

21 aprile 753 a.C.: il giorno e l’anno di nascita di Roma sono la data di una fantasia, di un mito fondativo, la vicenda suggestiva di un gemello, sfuggito miracolosamente alla morte per annegamento? O invece rimandano a un fatto realmente accaduto? Ovvero a quel solco che Romolo avrebbe tracciato intorno al Palatino per definire il perimetro dell’abitato più antico di Roma? «È difficile per noi capire come una città possa essere creata con la bacchetta magica, ma avveniva così, almeno tra Etruschi e Latini, solo che la bacchetta era il lituo», una specie di bastone impugnato dai re-auguri. «Per attuare una cerimonia del genere basta un giorno, come appunto il 21 aprile», festa di Pales, divinità del Palatino. È probabile che il fondatore di Roma avesse scelto quella data per ingraziarsi la divinità del luogo dove svolgere la cerimonia iniziale: fondare era, infatti, principalmente un rito. Oggi, finalmente, l’archeologia riscopre le tracce di quella fondazione e rivela quanto quella cerimonia non sia stata solo un mito ma l’alba della civiltà come oggi possiamo ancora intenderla.

Andrea Carandini è professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università di Roma La Sapienza. Recentemente ha diretto gli scavi presso le pendici settentrionali del Palatino portando alla luce preziosi reperti relativi alle prime forme organizzative della Capitale.

http://www.laterza.it/lezionidistoria1/1.htm

testo e immagine tratti dal sito Laterza.
link alla pagina della presentazione degli eventi ove sono disponibili al download i file

backup file mp3 dell’intero ciclo

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