Archive for the invasioni barbariche Category

Alle otto della sera La battaglia di Adrianopoli + Festival della Mente 2007 Sarzana

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Di Alessandro Barbero
Regia di Vittorio Attamante
andato in onda sulle frequenze di rai radio due

La battaglia di Adrianopoli, combattuta fra i Goti e l’imperatore Valente nel 378 dopo Cristo, segna una svolta cruciale nei rapporti fra l’impero romano e i barbari. Fino a quel momento, una politica dell’immigrazione saldamente gestita dal governo imperiale aveva consentito di accogliere pacificamente nell’impero un gran numero di barbari, e di impiegarli con successo per rivitalizzare l’economia.

E’ in questo contesto che i Goti, un’intera popolazione di profughi in fuga da un paese in guerra, erano stati autorizzati a entrare nell’impero. Abusi e scandali nella gestione dell’accoglienza da parte di funzionari e politici corrotti finirono invece per provocareuna rivolta dei rifugiati, poi degenerata in una vera e propria guerra.

L’inefficienza delle autorità romane nel risolvere la crisi, culminata con la sconfitta e la morte in battaglia dell’imperatore Valente, precipitò la fase più acuta e distruttiva delle invasioni barbariche che misero fine all’egemonia romana sull’Europa occidentale.

 

testo e immagine dalla pagina della trasmissione e del riascolto

[link miei]

backup mp3

L’autore ha tenuto tre interessanti lezioni su questo tema al Unlimited Free Image and File Hosting at MediaFireFestival della Mente, edizione 2007, a Sarzana:

I serata

II serata

III serata

(gli interventi, ai link sopra indicati, sono disponibili al riascolto e in video)

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Alessandro Barbero 9 agosto 378. Adrianopoli il giorno dei barbari, Laterza 2005 ISBN 8842077658

 

 

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Alle 8 della sera Attila

Posted in A Storia, alle otto della sera, attila, giuseppe zecchini, invasioni barbariche, mp3, rai 2, storia antica, unni with tags , , , , , , , , , on 31/03/2009 by fratellicaponi

Di Giuseppe Zecchini.
Regia di Giancarlo Simoncelli.
Andato in onda dal 13 settembre all’8 ottobre 2004 sulle frequenze di radio due rai

Nell’immaginario collettivo contemporaneo Attila è ben presente: non si sa bene chi sia stato, ma lo si identifica certamente con un ‘cattivo’ della storia, anzi è visto come un simbolo di distruzione e di morte, il ‘flagello di Dio’, dietro il cui cavallo non cresceva più un filo d’erba. Gli Unni, il suo popolo, furono descritti dagli antichi etnografi come esseri più bestiali che umani.Eppure, le moderne ricerche sottolineano la sua intensa attività diplomatica e i suoi sforzi per dare al suo popolo una forma statale progredita e per attuare una convivenza reciprocamente vantaggiosa con l’impero romano: egli ci appare sempre più come uno dei grandi capi barbarici del V secolo.Per quel che conosciamo, la vita di Attila è una biografia coinvolgente, ricca di aneddoti e di luoghi comuni da sfatare sullo sfondo di un impero romano già in crisi irreversibile, ma ancora capace non solo di sconfiggere gli Unni, anche di affascinarli con la forza d’attrazione della propria millenaria civiltà.


mappa tratta dal sito http://www.silab.it/ da
questa pagina

sullo stesso sito si trovano un’utile
cronologia degli eventi e un sintetico colpo d’occhio su le invasioni barbariche.
Giuseppe Zecchini (Milano, 1952) è ordinario di Storia romana all’Università Cattolica di Milano. Si occupa di storiografia ellenistica, dell’età di Cesare e della tarda antichità; in questo ambito ha scritto: Aezio. L’ultima difesa dell’Occidente romano (Roma, 1983), Ricerche di storiografia latina tardoantica (Roma, 1993), Il pensiero politico romano (Roma, 1997).
Dalla radio al libro:
Giuseppe Zecchini Attila Anno: 2007

La vita di Attila, re degli Unni; una biografia coinvolgente, ricca di aneddoti e di luoghi comuni da sfatare. E sullo sfondo un impero romano già in crisi irreversibile.

Nota di Sergio Valzania
In libreria il 19 aprile 196 pagine 12.00 Euro ISBN 88-389-2158-X

IL LIBRO

L’immagine comune che si ha di Attila, re degli Unni, si compone di noti elementi: di un’iconografia che gli dà i tratti fisici normalmente attribuiti ai volti demoniaci; di un epiteto di non chiara origine (il «flagello di Dio»); del gesto di un pontefice, Leone I Magno, che con la sola autorità spirituale lo fermò sul fiume Mincio. Niente, o quasi niente, di questa immagine resiste sulla base dei documenti e delle fonti. Rimettendoli insieme, fonti e documenti, Giuseppe Zecchini racconta il personaggio Attila, la sua biografia possibile, l’interpretazione dell’enigmatica inquietudine che ha trasmesso. Il teatro è il crogiolo, composito e gorgogliante sugli spasimi dell’Impero, delle guerre dei e contro i barbari, che nutrì le saghe nibelungiche, armò Burgundi, Goti, Vescovi guerrieri, il generale Aezio; in cui si consumò il destino breve riservato dalla storia agli Unni.